Equo compenso per le attività professionali: la soluzione c’è. Con qualche rischio

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Si sta discutendo in Senato il disegno di legge sul diritto ad un equo compenso per chi esercita attività professionale, anche non regolata dalla legge. Non troverebbe applicazione indifferenziata nei confronti di tutti i clienti e il compito di fissare un limite minimo sarebbe affidato a decreti da emanarsi periodicamente dai ministri volta per volta competenti. L’intento di chi ha promosso il disegno di legge è condivisibile e si colloca sulla scia del Jobs Act autonomo: non è difficile, però, intravedere il rischio di dare vita ad una legge che potrebbe aprire una fase di conflitto con le istituzioni europee, e che, specie per le professioni “non regolate”, finisca per ingarbugliare ancora di più il settore delle collaborazioni prestate, con o senza partita IVA, a beneficio di imprese grandi e piccole.

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